Pagina Facebook Birreria Vecia: quella vera!

Pagina Facebook Birreria Vecia: quella vera!

Pubblichiamo oggi un post un po’ speciale nel nostro blog, che non parla di birre, di cucina o delle bellezze del nostro territorio. Siamo in piena stagione e molti clienti ci chiedono di registrarsi nella nostra pagina Facebook o, semplicemente, di visitarla per leggere le novità e le curiosità che vi pubblichiamo.

Purtroppo la pagina Facebook Birreria Vecia che appare nella prima pagina delle ricerche di Google non è quella ‘vera’, o meglio quella ufficiale, ma quella che era stata aperta al tempo da una delle precedenti gestioni.

Google mette in prima pagina i risultati che hanno più ‘storia’, quindi questa pagina passa davanti alla nostra reale e noi, per il momento, non possiamo farci nulla. Stiamo lavorando affinché la pagina sbagliata venga rimossa, ma serve più tempo di quanto avevamo previsto,( talvolta i giganti della tecnologia si fanno corteggiare).

Detto questo, chi desidera visitare la vera,unica e inimitabile pagina Facebook Birreria Vecia di Piovene può recarsi a questo indirizzo
https://www.facebook.com/birreriaveciapiovenerocchette/

Pagina Facebook Birreria Vecia: come registrarsi qui

Chi desidera registrarsi presso la Birreria Vecia di Piovene, scattare qualche foto e condividerla con la sua comunità di amici deve cercare fra i risultati e…non fermarsi al primo che incontra!

Anche in questo caso vi chiediamo un po’ di pazienza, perché la pagina ufficiale Facebook della Birreria Vecia non è questa che vedete qui sotto, ma quella che reca il simbolo con sfondo in legno chiaro.

Quando vi registrate cercate quindi la pagina giusta, quella con il simbolo più chiaro.

Pagina facebook Birreria Vecia sbagliata Pgaona Facebook Birreria Vecia giusta

Sappiamo che è un po’ una scocciatura, ma se facciamo crescere la pagina vera e se riusciamo a sistemare i disguidi tecnici, potremo offrire ai nostri clienti e a tutti gli utenti del web un servizio migliore e reale ma, soprattutto, non alimentare una pagina che è ferma da anni e che non è più amministrata da nessuno da lungo tempo.

Detto questo, ecco ancora una volta la vera e ufficiale pagina Facebook Birreria Vecia. Vi ringraziamo per l’affetto che ci dimostrate e per la vostra grandiosa presenza alla Birreria Vecia. L’estate è meravigliosa e ci auguriamo di trascorrerla in vostra compagnia. Pils&Love!

https://www.facebook.com/birreriaveciapiovenerocchette/

Andiamo a bere una birra in Europa?

Andiamo a bere una birra in Europa?

E se quest’anno andassimo a bere una birra in Europa? Si chiama turismo birrario e sta conquistando sempre più persone in Italia così come in tutto il mondo. Visto che le vacanze sono alle porte e considerato che potete contare sempre e comunque sulla Birreria Vecia (che resta aperta tutta l’estate!), se avete la fortuna di poter fare un viaggio e non sapete ancora dove recarvi questo post può essere un’ispirazione.
Vediamo quali sono i punti cardine del turismo birraio secondo la stampa di settore, per una vacanza decisamente alternativa, on the road oppure dedicata alla scoperta di un unico paese.

Bere una birra in Europa: dove?

Ci sono paesi vicini all’Italia che hanno fatto del turismo birraio una vera e propria bandiera, come la Germania, il Belgio e la Repubblica Ceca, ma ci sono paesi ‘insospettabili’ che hanno scoperto da poco l’arte birraia e hanno visto nascere birrifici e marchi di grande qualità e originalità, tutti da scoprire in un tour apposito, come la Norvegia e la Finlandia.

praga turismo birra
Tutto può cominciare con la Repubblica Ceca, patria della Pilsner. In questo paese la birra è una cosa seria, tanto che il consumo procapite di birra raggiunge i 160 litri. Più di 470 sono le tipologie di birra prodotte in Repubblica Ceca che, negli ultimi anni, ha visto nascere formule anche molto particolari, aromatizzate alla ciliegia o alla vaniglia. Per gustare la birra classica il top è un giro della capitale Praga perché la città pullula di birrifici e di birrerie dove si può provare la classica Lager oppure scovare specialità particolari, speziate e aromatizzate. Un indirizzo su tutti? La birreria Novomestsky Pivovar, dove nelle sue cantine si può bere una birra che veniva prodotta già nel Medioevo.

bruxelles birra
Il tour può proseguire verso il Belgio, terra che può essere considerata una delle patrie della birra mondiali e che vanta un numero pressoché infinito di birrifici. Poi ci sono le abbazie, con la loro storia e le loro immense tradizioni. Anche in questo caso un indirizzo è solo un punto di partenza e può essere ricercato nella Brasserie Cantillon che si trova a Bruxelles e che vede annesso il Musée Bruselloise de la Guenze, dove pubblicamente il maestro birraio spiega i segreti per realizzare la birra.

Ok, ci sono i Paesi Bassi, c’è la Germania con il suo sconfinato patrimonio birraio, ma per concludere in bellezza facciamo un piccolo salto nella verde Irlanda, una meta che merita di essere visitata perché ricca di fascino, serena, speciale sotto ogni punto di vista.

Dublino Temple Bar

L’Irlanda è una delle patrie della birra europee ed è la terra natia della birra scura, che viene gustata nei pub letteralmente ad ogni ora. Dublino è, al contempo, una città affascinante, che riserva tante sorprese sia nella suo antico centro storico che nel suo lungomare.

Tutto può iniziare da una visita alla fabbrica della Guinness, che regala una sorpresa di sicuro effetto ai visitatori e che permette di bere una birra scura fresca, direttamente dalle ‘origini’. Chi ama la vita mondana può perdersi fra i locali di Temple Bar, ma qualsiasi pub, piccolo o grande, permette di gustare una birra scura buona e intensa e di divertirsi un mondo con le sessioni di musica irlandese improvvisata, suonata dagli stessi avventori.

E se avanza un po’ di tempo il consiglio è di recarsi a Cork, un piccolo gioiellino denso di pub e di divertimento. Il più gettonato? Quello proposto dal pub An Brog in Oliver Plunkett Strett, dove ogni settimana viene organizzato il torneo di beer pong. Due squadre devono centrare con le palline da ping pong la pinta dell’avversario e vince la squadra che centra più boccali. In palio c’è, ovviamente, una bella pinta di birra… non poteva essere altrimenti!

Il parcheggio in Birreria Vecia è un problema: come risolverlo

Il parcheggio in Birreria Vecia è un problema: come risolverlo

Il parcheggio in Birreria Vecia è sempre stato un problema, forse non per i residenti dei comuni vicini e dello stesso borgo di Piovene che, conoscendo il territorio sanno dove lasciare la macchina e come muoversi a piedi.
Ma chi arriva da fuori e non conosce il paese può avere qualche difficoltà a trovare parcheggio in Birreria Vecia e, aiuto aiuto, arrabbiarsi e rattristarsi perché non sa dove lasciare la macchina e come muoversi per raggiungere il locale.
Noi non vogliamo che questo accada! Perché il parcheggio in Birreria Vecia c’è, ma bisogna trovarlo e perché, per sua natura, la Birreria è arroccata nella parte alta del paese e incastonata fra le case e gli edifici storici di Piovene.
Vediamo quindi quali sono i parcheggi della Birreria più comodi e quali sono i percorsi che possiamo fare per trovare posto, anche nelle serate più calde, quando i parcheggi più vicini al locale possono già essere pieni.

Parcheggio in Birreria Vecia: iniziamo dai ‘classici’

parcheggio in Birreria Vecia via Levrena

Il parcheggio in via Levrena

Il parcheggio più classico è quello dislocato in via Levrena, uno spazio che si trova proprio sotto alla birreria. Questo parcheggio non è, purtroppo, molto ampio ed è spesso affollato, ma tentar non nuoce. Per raggiungerlo basta percorrere Via Libertà, la via centrale del paese. Ad un certo punto, la strada comincia a stringersi e ci si trova in una piccola piazzetta, con un negozio di alimentari sulla destra. A questo punto parte via Delle Fonti e si deve girare a destra, salendola tutta. In cima si trova il parcheggio di via Levrena e quindi la Birreria Vecia.

Parcheggio di via Levrena pieno?

Ok, se questo parcheggio è pieno le possibilità sono due.
La prima è di tornare indietro e di lasciare la macchina lungo via Libertà, magari all’altezza del municipio negli spazi che si trovano lateralmente. In alternativa c’è il piccolo ma vicino parcheggio di via Papiria e quello nascosto che si trova sotto a un portico, sempre in via Libertà, vedi le foto sotto.

Parcheggio in Birreria Vecia via Libertà

Parcheggi in via Libertà

Parcheggio Birreria Vecia nascosto in via Libertà

Parcheggio nascosto in Via Libertà

Parcheggio Birreria Vecia in Piazza Papiria

Parcheggio in Piazza Papiria

Per tornare indietro bisogna rifare il giro del paese, quindi concludere tutta via Libertà, girare a sinistra, proseguire dritto fino alla prima piccola rotonda e girare a sinistra, ovvero girare attorno al paese un’altra volta per ritornare nel centro storico.
La seconda possibilità è di girare a destra nella piccola via che si trova ad angolo con via Ospizio ( quella con la scalinata), di percorrerla e quindi di girare a sinistra, raggiungendo il parcheggio di via Ceriotti, il più grande e comodo per raggiungere la Birreria, perché basta attraversare la stradina e ci si trova già nel parco del locale.
Questo parcheggio può essere raggiunto anche da via Libertà. All’altezza del comune si sale a destra e si prende questa stradina che si chiama via Ceriotti e la si percorre. Sulla destra si trova il parcheggio, indicato dalla P sullo sfondo azzurro.

Parcheggio in Birreria e se facciamo due passi?

C’è chi non ha tempo da perdere e chi, invece, desidera prendersela comoda. Se fate parte di questo secondo gruppo il consiglio è di lasciare la macchina nel parcheggio delle scuole di Piovene in via Vittoria, che si trova in centro, lungo la via dove ci sono tutti i negozi.

Parcheggio Birreria Vecia in piazza Vittoria

Parcheggio in Piazzale Vittoria

Questo parcheggio è davvero spazioso e la Birreria Vecia si può raggiungere in 5 minuti di cammino. Una volta lasciata la macchina in questo parcheggio basta, infatti, percorrere via Libertà e girare a destra in via Ceriotti per raggiungere la Birreria Vecia, o anche salire prima, sempre girando a destra e ricongiungersi con la stradina che porta al locale.
Un altro percorso molto semplice chiede di girare subito a destra a piedi per via Forziana, quindi imboccare via Castel Manduca e arrivare alla Birreria Vecia percorrendo la parte alta del paese. Questo percorso è romantico, soprattutto alla sera e permette di fare una bella passeggiata, perché i lampioncini di ferro battuto e le case arroccate del paese sono uno spettacolo da non perdere.

In ogni caso, trovare parcheggio in Birreria è più semplice di quanto possiamo pensare, perché le distanze sono davvero ridotte. Tutti i parcheggi sono ben spiegati con mappa e foto in questa pagina Parcheggio in Birreria.

 

Birra e Schiuma un rapporto magico

Birra e Schiuma un rapporto magico

Gli esperti concordano: birra e schiuma vanno d’amore e d’accordo, o meglio, la birra deve avere la sua schiuma, non importa se fine o spumosa, bianca o vaporosa, la schiuma deve esserci. Perché? Vi starete chiedendo? Scopriamolo in questo post.

5 sono le ragioni principali perché la birra deve avere la schiuma, ed esse sono legate ad aspetti tecnici, chimici e di gusto:

  1. La birra si protegge: proprio così, perché la schiuma trattiene i profumi e le fragranze originali della bevanda, mantiene perfettamente integri gli aromi che sono molto delicati e protegge la birra dal processo di ossidazione. In altre parole, al schiuma è preziosa perché crea una sorta di ‘cappello di protezione’ che salvaguarda la bevanda con cura;
  2. La birra non si gonfia: il rapporto birra e schiuma tocca la chimica. Se la birra viene servita con la schiuma non si gonfia perché ha già liberato l’anidride carbonica in eccesso e diventa quindi più facile da bere. Di conseguenza, la birra non gonfia e risulta più leggera nel suo complesso, qualsiasi sia la sua composizione e la sua gradazione alcolica.
  3. La schiuma esalta il gusto: la schiuma permette a chi degusta di iniziare a percepire gli aromi presenti nella composizione, in particolare il malto e il luppolo. Un esempio classico è l’amaro del luppolo che, se esaltato dalla schiuma, permette di capire fin dal primo assaggio che tipo di birra si sta degustando;
  4. La schiuma è un campanello d’allarme: già, la schiuma indica che il servizio è di buona qualità e che viene prestata attenzione nella spillatura. Se manca la schiuma, la birra potrebbe essere stata conservata in modo sbagliato, il bicchiere potrebbe non essere stato raffreddato con acqua fresca e molto altro ancora. La bella schiuma è quindi indice di salute e di buona conservazione della bevanda, che si tratti di birra alla spina oppure in bottiglia;
  5. La schiuma è affascinante: anche l’occhio vuole la sua parte, e un detto del Sud Tirolo ( dove di birra se ne intendono) recita che ‘una birra senza schiuma è come una bella signora senza ornamento‘. La schiuma rende la birra più bella, affascinante e completa e questa è una sacrosanta verità!

Birra e schiuma: la degustazione

Il rapporto fra birra e schiuma si legge in modo importante in fase di degustazione. La sfida principale di chi ama degustare le birre è riconoscere in velocemente gli aromi che compongono la bevanda. Il naso ha, infatti, la funzione di individuare velocemente gli odori ma, dopo alcuni secondi, si anestetizza,o meglio si abitua e quindi non riesce più a registrare un particolare aroma.

Il bravo degustatore è quindi attento e si lascia guidare serenamente dal proprio istinto. Al primo tentativo vengono ‘beccate’ le note dominanti, quindi quelle secondarie e al terzo le sfumature. La schiuma gioca un ruolo molto importante in questo caso, perché regala fin da subito la nota primaria che la birra presenta.

Per procedere con la degustazione olfattiva delle note secondarie e delle sfumature è ideale fermarsi un attimo e distogliere l’olfatto, quindi riprendere per ‘scovare’ anche le sfumature che la bevanda regala. Solitamente i primi sentori che si percepiscono sono quelli più intensi, quelli di testa, che possono essere amari quindi di luppolo o dolci perché frutto dei cereali. Ecco quindi nascere sentori di fiori, di aromi e di frutti, anche di spezie se si stanno degustando birre speciali e tematiche.

Il consiglio per vivere una buona degustazione e liberare la mente e lasciarsi andare, avere tanta fiducia nel rapporto fra birra e schiuma e quindi scuotere leggermente il bicchiere facendolo roteare. In questo modo i sentori della birra si liberano fino alla schiuma e permettono a chi degusta di fare una prima, magica esperienza di degustazione.

La cultura del birrovagare

La cultura del birrovagare

Si chiama cultura del ‘birrovagare’ e descrive un turismo speciale, legato alla birra e alla sua cultura. L’Italia vanta luoghi dove questa forma di viaggio può essere vissuta appieno, grazie alla nascita di tanti birrifici indipendenti, ma anche alla presenza di locali che hanno saputo valorizzare il territorio, le origini storico culturali e il contesto geografico di appartenenza.

L’interesse verso la birra è in continua ascesa e si concentra, in particolare, sulle produzioni artigianali che vengono sempre più apprezzare dal pubblico. Non dimentichiamo che l’Italia segue solo il Regno Unito, la Germania, la Francia e la Svizzera per quantità di micro birrifici, un bella posizione considerando che il Bel Paese è da sempre la patria del vino.

Secondo Gianriccardo Corbo, presidente di MoBi, Movimento birrario italiano, il cosiddetto patrimonio della birra annovera 674 siti produttivi, di cui 529 sono micro birrifici e 145 brew pup. Si tratta di un patrimonio ricco e che merita di essere conosciuto da più persone possibile, perché anche il nostro paese possa entrare appieno fare parte della cultura del birrovagare.

Birrovagare: dall’Italia all’Europa molto più di un trend

Le mode vanno e vengono ma la cultura del birrovagare è appena nata e promette di diventare una bella e durevole realtà. Termine che mescola felicemente la cultura della birra con il viaggio, il birrovagare permette di conciliare la scoperta di prodotti di eccellenza con le bellezze del territorio di riferimento. Si tratta, un po’ dell’equivalente dell’andare per cantine, fenomeno legato al slow food e alla cultura della lentezza, dell’assaporare i momenti di degustazione di piacere in contesti naturali, storici e culturali del nostro paese.

I dati dimostrano che l’Italia ha tanto da dare in questo verso, perché il 46% degli italiani ama la birra e la percentuale sale fino al 61% nella fascia di popolazione compresa fra i 24 e i 35 anni. Ecco che un bacino così ampio di appassionati sta eleggendo un nuovo modo di fare turismo, non solo mordi e fuggi ma esteso in termini di tempo.

Il birrovagare può, infatti, diventare protagonista della giornata di un fine settimana o concretizzarsi in un vero e proprio viaggio. Non stupisce comprendere che alcuni operatori turistici organizzano da qualche tempo dei veri e propri tour guidati, che hanno per protagonista assoluta la birra. Le mete definite? Sicuramente i templi della birra quindi la Germania, l’Austria e la Repubblica Ceca, ma anche il Bel Paese sta per dare il benvenuto a questa tipologia di viaggio, soprattutto con l’offerta riservata ai viaggiatori stranieri.

Più colti, più belli e più felici con la birra

Il birrovagare lega il piacere della scoperta con il gusto delle buone birre. Il viaggio è speciale e permette di accrescere non solo il proprio livello di cultura in merito alla birra, ma di scoprire combinazioni, prodotti e ricette dai grande interesse. La cultura della birra si lega, infatti, alla scoperta dei cereali antichi che sono patrimonio dell’Italia e che sono stati recentemente riscoperti per avviare produzioni di birra particolari. I grani antichi si legano ai prodotti aromatici che definiscono la bevanda e che possono appartenere a determinati luoghi del paese. Dai mieli alle erbe aromatiche, dalle spezie fino ai fiori, molti sono gli ingredienti chiave di birre originali, che permettono di capire la biodiversità e di accrescere la conoscenza in merito.

La birra diventa quindi la base e la protagonista di un viaggio che permette di scoprire luoghi alquanto speciali, fino ai contesti urbani che stanno affinando la loro presenza in tutto il paese. A dimostrarlo ci pensano i festival dedicati alla birra che vengono organizzati ogni anno da nord a sud della penisola, dal Birraio dell’Anno a Firenze fino all’Italia Beer Festival di Milano, dal Pils Pride di Como all‘Isola Birra di Cagliari. Se non è birrovagare questo…

La birra in breve: scopriamo il cuore della nostra adorata bevanda

La birra in breve: scopriamo il cuore della nostra adorata bevanda



Parlare di birra nel nostro paese è un’avventura fantastica. La cultura birraria è radicata nel territorio italiano, forse un po’ meno rispetto ai paesi nordici e al Belgio, ma in ogni caso è parte dello stile di vita di molte persone. Gioiamo di fronte alla nascita di tanti birrifici artigianali, che hanno riscoperto l’arte antica di produrre la birra, rivalutando gli ingredienti presenti nel territorio, i cereali antichi, le acque cristalline delle fonti alpine, le bacche e anche le verdure più speciali che crescono in certe località.

Ma il cuore della birra merita di essere conosciuto, quindi vi invitiamo a fare in un piccolo grande viaggio di scoperta, che può aiutarci a comprendere gli ingredienti, le metodologie e le maggiori differenze fra le birre disponibili in commercio. Pronti per partire?

Iniziamo dagli ingredienti, dal cuore della birra. Come accade in ogni ricetta, anche nella preparazione della birra la qualità degli ingredienti è ciò che ne determina la bontà, ma anche gli ‘effetti collaterali’. Speso ci chiediamo perché una birra ci abbia fatto insorgere il mal di testa o perché ci abbia gonfiato. Le ragioni possono essere ricercate negli ingredienti di scarsa qualità o in procedimenti di produzione poco attenti e raffinati.

Acqua e cereali: il cuore della birra

birreIl cuore della birra va ricercato nei cereali, principalmente nell’orzo, ma anche nel frumento, nel riso, nella segale, nel farro e nell‘avena. E’ questa la base di preparazione della birra, perché i mastri birrai impiegano i cereali per ottenere il malto, elemento prezioso nel processo di fermentazione.

Ecco arrivare l’acqua, un ingrediente che non deve essere dato per scontato, perché per fare la buona birra ci vuole l’acqua giusta, con una mirata concentrazione di sali minerali che determinano il sapore della bevanda. Ricordiamoci che la birra vanta il 90% di contenuto d’acqua, quindi si tratta del più prezioso e importante degli ingredienti!

I birrifici artigianali hanno riscoperto l’uso di un’acqua pura, che spesso sgorga da fonti nascoste e che quindi si presenta ricchissima di sali minerali preziosi. La composizione dell’acqua e la sua purezza diventano, in questo caso, la felice base di preparazione di una bevanda ricca di elementi nutritivi, che permette di generare aromi inaspettati e composizioni alquanto speciali con gli altri ingredienti.

Noi stessi alla Birreria Vecia di Piovene Rocchette possiamo toccare con mano la preziosa fonte d’acqua che sgorga dalle grotte interne alla birreria, che veniva impiegata in tempi antichi per produrre la birra artigianale dai Monaci Girolimini.

La magia dei lieviti, la natura del luppolo e la forza degli aromi

La birra si prepara con l’acqua e il malto, ma soprattutto con il luppolo, una pianta ancestrale dalla natura perenne e rampicante. Il luppolo viene impiegato dai mastri birrai per ottenere sapori e aromi alquanto complessi, soprattutto i fiori femmina che sono verdi e vantano una caratteristica forma di pigna. Questi fiori sono ricchi di tannini e di oli, che apportano alla bevanda il caratteristico sapore amarotico.

Proseguiamo il nostro viaggio nel cuore della birra con i lieviti, ingredienti magici che con la loro presenza danno il via al processo di fermentazione. La scelta dei lieviti e la loro calibratura sono parti di fondamentale importanza nella creazione della birra, un’arte di dosaggio che merita di essere riconosciuta ai mastri birrai che la perpetuano dalla notte dei tempi.

La birra può quindi contenere spezie e aromi diversi, quali le erbe, la frutta, il fiori, il miele, le spezie come lo zenzero, la cannella e l’anice. Gli aromi vengono impiegati come definizione della bevanda per donarle sapori speciali, spesso stagionali. E’ questo il caso delle birre fresche ed estive, che vengono arricchite con frutta dal retrogusto agrumato o con fiori rinfrescanti e delle birre natalizie, che vedono aggiungere ingredienti tipici delle festività come le spezie, che donano alla bevanda un sapore più robusto e corposo, adatto alla stagione invernale ed evocativo della magia del momento.